America-Cina: l'invasione degli ufo, la geopolitica di Berlusconi, i miliardari contro Trump

America-Cina: l'invasione degli ufo, la geopolitica di Berlusconi, i miliardari contro Trump

14/02/2023

 

Morire di paura a 6 anni
editorialista di michele farina

Oggi cominciamo dall’Ucraina, da quello che si vede sul campo, prima di seguire i riflessi dell’invasione russa sulla politica italiana. Cominciamo dalla foto sgranata, l’unica che c’è, di una bambina morta d’infarto in tempo di guerra nel Donbass. Il viaggio di oggi comprende luci e ombre (senza dimenticare le vittime del terremoto in Turchia e Siria), vecchi palloni spia e nuovi ufo, miliardari anti-Trump e strani raggi laser, lo spettacolo più grande d’America e l’orrore dei fans per l’ultima puntata (apocrifa) della saga di Winnie the Pooh.

Buona lettura.

La newsletter America-Cina ed è uno dei tre appuntamenti de «Il Punto» del Corriere della Sera. Potete registrarvi qui e scriverci all’indirizzo: americacina@corriere.it.

1. La nostra difesa maggiore
editorialista
di lorenzo cremonesi
inviato a Kherson

Un inviato può cercare di chiarire la nebbia della propaganda e le strumentalizzazioni della politica solo con l’unica arma concreta che ha a disposizione: ciò che ha visto e verificato direttamente sul posto. E a sentire le frasi di Silvio Berlusconi vengono spontanee le memorie delle battaglie del 2014, quando visitando le zone del Donbass era subito evidente che senza l’intervento militare diretto dei russi le milizie locali filo Mosca si sarebbero sciolte come neve al sole. Fu in quel frangente che nacquero anche i mercenari della Wagner funzionali alle mire imperiali di Putin.

imagePutin con Berlusconi


  • Li ho incontrati nelle cantine dei palazzi sulle prime linee verso l’aeroporto di Donetsk. Non nascondevano le loro origini russe, non ucraine, e le rivendicavano con fierezza parlando pure dei loro stipendi ben contenti di raccontarlo a un italiano. Soprattutto l’intera battaglia di Debaltsevo fu condotta, armata e spinta dalle unità di soldati scelti provenienti dalla Russia asiatica come evidenziavano gli occhi a mandorla e le fattezze mongole.
  • Oggi li conosciamo come Buriati, allora i coscritti del neonato esercito ucraino raccontavano della loro crudeltà brutale e del fatto che fossero ottimi cecchini dotati di fucili a raggi laser ultima generazione forniti dal meglio degli arsenali di Mosca.
  • Ormai è stato anche appurato dalla commissione d’inchiesta che l’aereo di linea della Malaysian Airlines fu abbattuto nell’estate del 2014 da un missile russo. Morirono 298 civili, un crimine che Mosca continua a negare. Su quelle basi, ovvio che nessun accordo di pace o anche solo di cessate il fuoco poteva tenere.
  • Gli accordi di Minsk erano minati all’origine. E Putin, dopo aver ripetutamente dichiarato che non aveva alcuna intenzione di attaccare l’Ucraina, un anno fa lanciò le sue truppe non nel Donbass, bensì contro Kiev con l’obiettivo di occupare l’intera Ucraina ed eliminare il suo governo democraticamente eletto. Chiaro che in Moldavia come in tutte le ex province sovietiche la preoccupazione sia altissima. Per il resto, continuare a raccontare ciò che avviene sul campo rimane la nostra difesa maggiore contro ignoranza, propaganda e malafede più o meno consapevole.




2. Al bar dei troll russi
editorialista
di andrea nicastro

Al bar può capitare a tutti di spararle grosse, ma se lo fai da leader di partito, in Parlamento, davanti ai tuoi deputati, il minimo che puoi aspettarti è che qualche giornalista cavilloso vada a controllare quello che hai detto. Per cui, spiace per Berlusconi, ma la sua spiegazione «sulla cosa della Russia» fa acqua da tutte le parti. E, ancora più fastidioso, ricalca la vulgata dei troll russi (qui l’articolo completo che spiega cosa è vero e cosa è falso nella ricostruzione della guerra in Ucraina fatta da Berlusconi in alcuni audio, diventati di pubblico dominio lo scorso ottobre).

3. Taccuino militare: vaccini e munizioni
editorialista
di guido olimpio

La premier estone Kaja Kallas ha proposto che l’Unione Europea ripeta il «piano vaccini anti-Covid» per produrre un maggior numero di munizioni d’artiglieria destinate all’Ucraina. La Commissione riceve gli «ordini», valuta le necessità, e autorizza gli acquisti attraverso un sistema unico in grado anche di aumentare la produzione. Questo perché attualmente i russi continuano ad avere scorte superiori e sparano molto di più dei «difensori».

imageLa prima ministra estone Kaja Kallas



  • Intercettazioni ucraine avrebbero rivelato la presenza tra gli occupanti di militari che si esprimono in curdo e farsi. Forse si tratta di «consiglieri» iraniani (o mercenari) impegnati nella gestione dei droni d’attacco. Sono ricorrenti informazioni sul presunto ruolo di stranieri nei ranghi dell’Armata, dai volontari siriani (mai visti) ai più probabili pasdaran.
  • Sul fronte orientale tragico «tritacarne», molte perdite per i due schieramenti. Video mostrano corazzati saltare sulle mine, soldati sorpresi nelle trincee dai droni, i russi continuano ad andare all’assalto.




4. Elya morta di paura

Elya Fedorenka aveva 6 anni. Non andava a scuola. Non andava a giocare. Non andava da nessuna parte. Viveva chiusa nella cantina dei nonni a Avdiivka, sulla linea del fronte, un grumo di case e macerie controllate dagli ucraini alla periferia della città di Donetsk controllata dai russi. Papà morto, mamma fuggita dall’altra parte del confine. Elya nella cantina dei nonni aspettava che questo inferno passasse. Il pastore battista Vladyslav Makhovskiy, intervistato da The Times, ha raccontato di averla conosciuta durante una missione umanitaria dall’Ovest lo scorso ottobre, quando sette persone erano state uccise da una bomba russa al mercato di Avdiivka. Forse da allora Elya non era più uscita. Il pastore è tornato a gennaio, e gli hanno detto che la bambina era morta pochi giorni prima. Per un infarto. Una bambina di 6 anni che muore di infarto (e di paura) nella cantina dei nonni.

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5. Meloni-Berlusconi: il rebus di Washington
editorialista
di giuseppe sarcina

Il nuovo attacco di Silvio Berlusconi su Zelensky («non doveva attaccare il Donbass, giudico negativamente il comportamento di questo signore») mette in difficoltà Giorgia Meloni anche con il Dipartimento di Stato Usa. Nell’autunno scorso, l’amministrazione Biden aveva seguito con attenzione il processo di formazione del governo italiano e, soprattutto, le uscite spericolate di Berlusconi («sono uno dei migliori amici di Putin, mi ha mandato una lettera dolcissima») nonché le ambiguità di Salvini sulla guerra. Il 15 novembre 2022, a margine del vertice G20 di Bali, Biden incontrò direttamente Meloni.

imageCon BIden al G20


  • La premier fece sfoggio di un atlantismo da anni Cinquanta, rassicurando il presidente Usa: l’Italia era completamente allineata alla strategia americana e della Nato (che di fatto ormai è la stessa cosa). Vale a dire: armi a Zelensky fino a quando Putin non prenderà atto che non può vincere. Meloni, ora, dovrà riprendere il lavoro politico-diplomatico con Washington. Nell’autunno scorso aveva spiegato che i ministri più esposti sulla guerra, cioè Antonio Tajani (Esteri) e Guido Crosetto (Difesa), davano le massime garanzie. Il sottotesto implicito era che Berlusconi non contava più nulla nella direzione del Paese, perlomeno in politica estera. Oggi, però, gli americani tornano a chiedersi se sia davvero così, visto il clamore suscitato dalle parole del leader di Forza Italia. Toccherà a Meloni dimostrare al principale alleato che il governo non avrà slittamenti filo putiniani.




6. Nell’epicentro del sisma prove di vita
editorialista
di marta serafini
inviata a Gaziantep

Domenica. Sei giorni dopo. Cerca di riprendersi un poco l’epicentro del primo sisma, dove ieri sera la terra ha tremato di nuovo per una scossa di assestamento di magnitudo 4.6. Nel pomeriggio però il sole tiepido riporta un po’ di normalità per le strade.

imageUn ragazzo prepara il katmer, dolce tipico turco, in un locale di Gaziantep


  • Nel parco centrale della città i bambini hanno ripreso a giocare per strada e le famiglie accampate nelle tende si sono messe a parlare un poco tra loro. Qualcuno preleva ai bancomat mobili installati in una delle piazze centrali. Qualcun altro recupera un pallone per fare una partita a calcio con gli amici ritrovati che sono sopravvissuti. Camminando vicino al castello, i danni anche nella città vecchia sono evidenti. La fortezza che per quasi 2 mila anni ha sovrastato la città, patrimonio dell’Unesco, la cui prima costruzione risale addirittura agli ittiti, prima dell’arrivo dei romani che realizzarono in quel luogo un vero castello tra il II e III secolo dopo Cristo, è danneggiata. Storia del mondo che si sbriciola. Durante le Crociate, nel 1230, i cristiani ricostruirono il castello per controllare i commercianti che procedevano lungo il fiume Oronte. Poi nel 1940 divenne un museo, con una vasta collezione di arte e reperti architettonici, inclusi mosaici e pavimenti in ceramica e manufatti di epoca neolitica, ittita e romana. Ma ora il Castello se ne sta lì sul bastione pericolante indeciso se restare in piedi o lasciarsi completamente andare al suo destino.
  • Si riparte dai gesti più semplici, dai sorrisi per darsi forza. In un caffè, un ragazzo riprende a lavorare. Con le airpods nelle orecchie picchia il mattarello sul bancone, poi stende la pasta filo e la fa roteare sopra la sua testa. Sta preparando il katmer, il tipico dolce turco. Una cascata di pistacchio verde sopra la pasta, lo stesso pistacchio che cresce nei campi intorno alla città, trasformati in aree edili dalla speculazione edilizia. Inforna le teglie il ragazzo con le airpods mentre due ragazzi stanno seduti al tavolino vicino alla finestra e i pappagallini cantano nella gabbia e la tv trasmette senza sosta il video per la raccolta fondi dell’Afad, la protezione civile turca.
  • Prova a tirare il fiato Gaziantep. E da Islahiye, 70 chilometri più a ovest, arriva la notizia bellissima che una donna di 40 anni è stata estratta viva dopo 170 ore sotto le macerie di un edificio di 5 piani. Sibel Kaya, questo il suo nome, è stata soccorsa da una squadra mista nella quale c’erano anche membri della squadra di salvataggio delle miniere di carbone della Turchia. Un momento di respiro con gli aeroporti che piano piano iniziano a riaprire e qualcuno che si azzarda a tornare in casa.
  • Ma là oltre confine, dalla Siria arriva il grido di aiuto di una popolazione intrappolata tra il confine e un regime che non le lascia speranza. Perfino il massimo funzionario per le operazioni umanitarie delle Nazioni Unite, Martin Griffiths, ha ammesso che le Nazioni Unite non sono riuscite a fornire aiuto alle persone nella regione siriana controllata dall’opposizione dopo il devastante terremoto di lunedì. «Finora abbiamo deluso le persone nel nord-ovest della Siria. Si sentono giustamente abbandonati. Alla ricerca di aiuti internazionali che non sono arrivati», ha scritto in un tweet. «Il mio dovere e il nostro obbligo è correggere questo errore il più velocemente possibile. Questo è il mio obiettivo adesso», ha detto durante una visita qui sul confine.




7. Turchia: costruttori in arresto

(Fulvio Fiano) Le pagine social (poi rimosse) del Rosenans Residanz ancora ne esaltavano la solidità — «costruita con i migliori standard di sicurezza» — mentre già c’era chi sperava di trovare i propri cari vivi sotto le sue macerie. I termoscanner rimandavano ai soccorritori ungheresi e romeni in azione in quell’area «macchie» di calore che potevano far pensare a sopravvissuti, anche se a 25 metri di detriti di distanza. Più verosimilmente erano corpi che si stavano spegnendo in quello che doveva essere il loro «angolo di paradiso», come recitava la pubblicità del Residence Rinascimento, ed è invece diventata la loro tomba di cemento armato (...).

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  • Con le elezioni alle porte e gli indici di gradimento in calo, il presidente Erdogan prova a smarcarsi dalla facile ma forse non inesatta associazione tra i palazzi anche di recente costruzione (ce ne sono alcuni del 2018 e 2019) e i suoi ripetuti condoni edilizi. Diversi costruttori e progettisti sono stati arrestati in queste ore con inchieste sbrigative, tra cui quello del complesso Polat Sintesi di Gaziantep. E 130 procuratori hanno avuto mandato di indagare su abusi, irregolarità, corruzione legata al boom edilizio che, ad attraversare in auto le 10 province del sisma, appare non aver risparmiato colline, coste, aree rurali, periferie, senza l’ombra di un piano regolatore. Nella sola città di Diyarbakir 33 perone sono indagate per aver modificato edifici, anche tagliando delle colonne (qui l’articolo completo).


8. Nuovi Ufo
editorialista
di guido santevecchi
corrispondente da Pechino

A che cosa stanno sparando ormai con cadenza quotidiana gli aerei da caccia della US Air Force nel cielo sopra l’America? Tre «oggetti non identificati» sono stati abbattuti negli ultimi tre giorni. Il terzo ieri mentre sorvolava il Michigan, al confine tra Usa e Canada. Dalla sfera politica (le accuse di spionaggio a Pechino), la vicenda si sta allargando a quella dell’allarme psicologico per una situazione incerta. Era cominciata con il grande pallone-spia cinese fatto esplodere il 4 febbraio davanti alla costa della South Carolina.

imageIl primo, abbattuto il 4 febbraio


  • Ma ora caratteristiche e scopo dei velivoli avvistati e subito abbattuti sono avvolti nella nebbia . «Abbiamo chiamato gli ultimi tre “oggetti” e non palloni per una ragione», dice il generale VanHerck, capo del Norad, la difesa aerospaziale americana. L’ufficiale non ha voluto escludere alcuna possibilità sulla loro origine: «Lascio il compito alla nostra intelligence e al controspionaggio» (qui l’articolo completo).




9. Vecchi palloni

(Guido Olimpio) Gennaio 2020: sulla piattaforma digitale che diffonde immagini della Difesa Usa pubblicano la foto di un poster dedicato all’Operazione Genetrix. Nella didascalia ricordano come gli Usa avessero lanciato nel 1956 un piano per spiare URSS, Cina e altri Paesi ricorrendo a numerosi palloni che volavano a quote tra i 15 e i 30 chilometri d’altezza. Inoltre segnalavano come la maggior parte di casi di avvistamenti di Ufo riguardava proprio questi «mezzi». La musica non è cambiata.

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11. Zawahiri e i sermoni da morto

(Guido Olimpio) Ayman Zawahiri è stato ucciso da un drone Usa l’estate scorsa a Kabul e ad oggi non sappiamo se e chi lo abbia sostituito al vertice di al Qaeda. Dettaglio rilevante nell’arena jihadista. Nel frattempo la fazione diffonde i suoi video, l’ultimo è dedicato alla questione palestinese.

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  • Tre punti: è un tentativo di rilanciare una figura che negli ultimi anni di vita ha perso carisma. Occupano il vuoto almeno a livello di propaganda. Il mancato annuncio del successore può essere legato all’esistenza di contrasti sulla scelta (dunque deve essere designato) oppure c’è un nuovo capo ma non viene svelato per ragioni di sicurezza, temono che possa essere ucciso.




12. Manila accusa Pechino: ha usato un laser contro una nave

(Guido Santevecchi) Le Filippine accusano la Cina di aver utilizzato un raggio-laser per prendere di mira l’equipaggio di una unità della loro Guardia costiera. L’attacco laser avrebbe temporaneamente accecato i marinai che il 6 febbraio erano sul ponte della «BRP Malapascua», in navigazione nella zona di Second Thomas Shoal, un atollo filippino reclamato aggressivamente da Pechino.

imageL’attacco laser documentato in una foto della Philippine Coast Guard (Afp)


  • Il comando di Manila sostiene che la nave cinese ha «illuminato la nostra unità per due volte con il raggio laser verde» e poi si è avvicinata a meno di 140 metri compiendo una manovra pericolosa. Pechino replica che l’azione era legittima: «La nave della polizia marittima cinese ha difeso la sovranità e l’ordine marittimo della Cina in conformità con il diritto interno cinese e il diritto internazionale». Second Thomas Shoal è la definizione internazionale di Ayungin, un atollo nella catena delle Isole Spratly, rivendicate dalla Cina come Nansha. Ayungin è a 105 miglia nautiche (195 km) al largo della provincia filippina di Palawan. La Marina di Manila presidia l’isolotto con una vecchia e arrugginita nave da trasporto residuato della Seconda Guerra mondiale, la «Sierra Madre», che è stata fatta arenare nel 1999. La «Malapascua» era in zona per portare rifornimenti alla dozzina di marinai in servizio sull’avamposto «Sierra Madre» quando è stata bersagliata dal laser cinese.




13. Super Bowl: le donne sui caccia e i super spot
editorialista
di viviana mazza
corrispondente da Washington

Quando Patrick Mahomes era ragazzino gli consigliarono di dedicarsi al baseball. Il 57esimo Super Bowl lo ha consacrato il «most valuable player» dell’Nfl. A soli 27 anni è la terza volta dal 2020 che porta i Kansas City Chiefs alla finale: ed è la sua seconda vittoria (tre anni fa persero contro Tom Brady e i Tampa Bay Buccaneers).

imageLyndsey Evans e Margaret Dente con l’EA-18G Growler con il quale hanno sorvolato lo stadio di Glendale (Aron Montano/U.S. Navy)


  • Il Super Bowl, andato in onda nella notte dallo stadio di Glendale, sobborgo di Phoenix, in Arizona, davanti a quasi 70 mila fan in presenza (e 100 o 150 milioni in tv), è lo spettacolo più tipicamente americano che ci sia. E ha fatto la storia perché per la prima volta si sono sfidate due squadre guidate da quarterback neri, Patrick Mahomes dei Kansas City Chiefs eJalen Hurts dei Philadelphia Eagles.
  • Uno show di quasi 4 ore, delle quali solo un’ora di azione sul campo: preceduto dall’inno nazionale, dal volo dei caccia (per la prima volta pilotati da sole donne), con il ritorno di Rihanna tra il primo e il secondo tempo e una pioggia di spot pubblicitari di 30 secondi al costo di 7 milioni di dollari ciascuno: 233 mila dollari al secondo (nello sport americano si fanno delle pause apposta per dare ai network la possibilità di trasmettere la pubblicità).
  • In tribuna Elon Musk dava spettacolo seduto accanto a Rupert Murdoch, c’era Jill Biden per una notte non first lady ma «Philly girl». La mamma dei fratelli Kelce, i primi fratelli a giocare l’uno contro l’altro in un Super Bowl, aveva la giacca divisa a metà dei colori delle due squadre. E poi: Bradley Cooper, Lebron James, Jay-Z, Paul McCartney, Adele… (qui l’articolo completo).



14. La notte di Patrick...

(Alessandro Mossini) È stata la notte della consacrazione per Patrick Mahomes: a 27 anni, il quarterback dei Kansas City Chiefs si è preso il suo secondo titolo di campione Nfl battendo 38-35 i Philadelphia Eagles ed è stato votato come miglior giocatore del Super Bowl, esattamente come accaduto nella finalissima vinta in rimonta nel 2020 (...).

imageDa piccolo con il papà che giocava a baseball


  • Il quarterback dei Chiefs è nato il 17 settembre 1995 da mamma Randi e papà Pat, a sua volta sportivo professionista: giocò a baseball come lanciatore in Major League, prima ai Minnesota Twins, poi ai Boston Red Sox, ai New York Mets e ai Texas Rangers prima del finale di carriera tra Chicago e Pittsburgh. Dalla pallina da baseball a quella da football, fin da subito preferita dal piccolo Patrick Lavon... (qui il ritratto completo).



15. E di Rihanna (di nuovo mamma)

(Viviana Mazza) Incinta del secondo figlio (il primo compie 9 mesi oggi), in tuta rosso fuoco, circondata da un esercito di ballerini androgini in bianco su spettacolari palcoscenici sospesi nel centro dello stadio, Rihanna è tornata.

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  • Non si esibiva dai Grammies del 2018, al Met Gala dell’anno scorso non c’era (ha partorito 11 giorni dopo) e mancava così tanto che le hanno dedicato una statua digitale collocata tra quelle delle divinità greco-romane del museo. In passato aveva rifiutato di esibirsi al Super Bowl, in solidarietà con Colin Kaepernick, il quarterback dei 49ers che accusò la Lega di football americano di averlo cacciato perché aveva protestato contro la brutalità della polizia inginocchiandosi durante l’inno nazionale.
  • Ma molto è cambiato da allora, incluso il fatto che il suo mentore Jay-Z collabora con l’Nfl con la sua azienda Roc Nation. Secondo molti fan Rihanna cantava in playback anche se altri seguaci (la cosiddetta Rihanna Navy) la difendevano. Nel suo show di 14 minuti (un medley di 12 canzoni, da «Bitch, better have my money» — senza la parola bitch che ha dovuto censurare in tv — a «Umbrella» e «Diamonds») nell’intervallo del Super Bowl è riuscita a rifarsi il trucco, pubblicizzando la sua linea di cosmetici Fenty Beauty, una dei business cui si è dedicata in questi ultimi anni diventando a 34 anni la più giovane miliardaria che non viene da soldi di famiglia. Il suo marchio «Savage X Fenty» aveva realizzato t-shirt con la scritta: «Il concerto di Rihanna interrotto da una partita di football. Strano ma vabbé» ma erano sold-out già prima dell’evento. Alla domanda dell’Associated Press sul perché abbia deciso di accettare di esibirsi al Super Bowl adesso ha risposto evitando le controversie: «Era una di quelle cose che… se devo lasciare il mio bambino, lo farò per qualcosa di speciale. Era adesso o mai più per me».




16. Big Money contro Trump
editorialista
di massimo gaggi
da New York

Sembra un controsenso: i miliardari repubblicani contro il miliardario repubblicano che è stato loro presidente. Ma è quello che sta avvenendo in questa lunga volata verso la nomination del candidato conservatore che sfiderà un democratico — quasi certamente Biden — nelle presidenziali 2024. Nel 2016 Charles Koch, capo della più potente famiglia industriale tra quelle che supportano il partito repubblicano, non nascose il suo disprezzo per Donald Trump. Chi cercava di spingerlo a schierarsi chiedendogli come avrebbe votato alle presidenziali di quell’anno si sentì rispondere che «scegliere tra Hillary Clinton e Donald Trump è come scegliere tra un cancro e un infarto». L’organizzazione da lui creata per sostenere candidati conservatori «fiscalmente responsabili» in Congresso e negli organi politici dei vari Stati dell’Unione, tuttavia, si era sempre astenuta dal sostenere un candidato per la Casa Bianca. Si astenne anche nel 2016 e Trump divenne presidente.

imageLa famiglia Koch non sostiene più Donald Trump


  • Stavolta la famiglia Koch non vuole ripetere lo stesso errore: nei giorni scorsi ha riunito a Palm Springs, in California, i miliardari repubblicani di Americans for Prosperity, l’organizzazione dei donatori repubblicani guidata da Koch che ha già distribuito oltre mezzo miliardo di dollari a candidati conservatori di varie sfide elettorali. Alla fine delle consultazioni l’organizzazione ha emesso un comunicato nel quale afferma che dalle elezioni di mid term del 2022 sono venuti due insegnamenti: a definire la rotta di un partito è la sua voce più forte e, in secondo luogo, nell’ultima tornata elettorale i repubblicani hanno messo in campo candidati cattivi che gli americani hanno respinto.
  • Conclusione: poiché la voce più forte è quella del candidato alla presidenza, l’associazione cambia rotta e decide di impegnarsi nella battaglia per la Casa Bianca. E volta le spalle a Trump: «È ora di scrivere un nuovo capitolo per il nostro Paese: dobbiamo chiudere col passato e voltare pagina».
  • Negli stessi giorni anche il Club for Growth, un’altra alleanza di produttori impegnati in politica con l’obiettivo di diffondere i principi del libero scambio nei commerci e l’ideologia dello «Stato minimo», cioè il ridimensionamento della presenza dello Stato in economia, ha preso una posizione simile nei confronti di Trump. La sollevazione del grande capitale contro Trump è un fenomeno rilevante, ma non è affatto detto che le l’iniziativa abbia successo: Trump è (o dovrebbe essere) ricco ma non investe mai parti rilevante dei suoi capitali per la politica. Tagliandogli i viveri lo si mette di certo in difficoltà, ma in passato ha dimostrato di poter battere candidati che avevano fondi elettorali più consistenti dei suoi.
  • The Donald ha sempre avuto un seguito sterminato tra la gente comune, i forgotten men. Ora può cercare di galvanizzarli ulteriormente mettendo alla berlina i miliardari che lo contestano. I finanziatori repubblicani si muovono oggi perché l’esperienza del 2016 ha insegnato loro che a temporeggiare si rischia di arrivare troppo tardi, a giochi ormai fatti. Il problema è che in campo repubblicano il gioco d’anticipo di Trump che ha annunciato a novembre la sua ricandidatura ha congelato il campo dei potenziali oppositori. A cominciare dal rivale più pericoloso per Trump: Ron DeSantis.
  • Il governatore della Florida non reagisce agli attacchi di Trump, ormai quasi quotidiani, e i suoi fanno sapere che è orientato a decidere sulla candidatura solo dopo l’estate. Probabilmente aspetta di vedere se scendono in campo altre figure di peso: lui ha buone possibilità di battere Trump in una sfida uno contro uno, molte meno se dovrà dividere il voto degli anti-trumpiani con un ventaglio di altri candidati. L’associazione di Charles Koch ne è consapevole e fa sapere che dopo l’estate farà convergere i suoi sforzi su un unico candidato. Ma il Club for Growth sembra andare in direzione opposta. Ha invitato a un incontro che si terrà in Florida a marzo sei possibili candidati alla Casa Bianca: DeSantis, l’ex vicepresidente Mike Pence, il governatore della Virginia Youngkin, l’ex ambasciatrice all’Onu Nikki Haley e il senatore Tim Scott. Niente invito per Trump.




17. Winnie the Pooh, sangue e miele
editorialista
di monica ricci sargentini

I fan di Winnie the Pooh si preparino a versare calde lacrime. L’orsacchiotto ghiotto di miele, amato da tutti i bambini, si sta per trasformare in un assassino assetato di sangue nel film horror «Winnie-the-Pooh: Blood and Honey» che uscirà mercoledì negli Stati Uniti. Lontano dall’ingenuità dei racconti del suo creatore, il britannico Alan Alexander Milne, il simpatico ghiottone reso popolare dalla Disney appare come un pericoloso psicopatico in questa produzione a basso budget che promette di testare i limiti dei diritti d’autore e dei marchi. E già suscita le ire di molti fan, indignati per questa scioccante reinvenzione. «È una follia — ha detto ad Afp il regista Rhys Frake-Waterfield — Ho ricevuto minacce di morte. La gente mi ha detto di aver chiamato la polizia».

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  • Da decenni la Disney detiene la licenza per le avventure di Winnie e dei suoi compagni - Pimpi, Tigro, Kanga, Ih-Oh - ma la protezione legale dei primi libri di Alan Alexander Milne, usciti nel 1926, è scaduta. Il personaggio originale è quindi diventato di dominio pubblico, consentendo questo adattamento da incubo. Le prime immagini del film, in cui Winnie e Pimpi, con aria minacciosa, si nascondono nell’oscurità dietro una giovane donna sdraiata tranquillamente in una vasca idromassaggio, hanno rapidamente acceso la polemica sui social. Inizialmente il film, che è stato prodotto con un budget minimo di 250.000 dollari, doveva avere una diffusione modesta ma il clamore suscitato dalla trasformazione del placido orsacchiotto in implacabile killer potrebbe portare incassi da record nelle tasche della produzione.
  • «Blood and Honey» è già sugli schermi in Messico, dove ha raccolto più di un milione di dollari in due settimane. I l regista Rhys Frake-Waterfield spera di battere l’horror «Paranormal Activity», uscito nel 2009 grazie a un investimento di 15.000 dollari e che ha lanciato una saga capace di incassare più di un miliardo.